6 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DEI GIUSTI

In memoria di Pierantonio Costa

Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia: ogni anno il 6 marzo si celebra l’esempio dei Giusti del passato e del presente per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà. 

Il melograno: albero piantumato a memoria di Pierantonio Costa  presso la Cittadella degli Studi di Montebello Vicentino,  che porta il suo nome. 

“Ai genitori dirò: quello che insegnate ai vostri figli sarà utile a loro per poi scegliere. E ai giovani dirò: trovate in voi stessi delle ragioni per agire, perché, che lo vogliate o meno, almeno una volta nella vostra vita dovrete agire!” 

(Pierantonio Costa, dal discorso del 05 maggio 2009 al Giardino dei Giusti di Milano)

La legge n. 212 del 20 dicembre 2017 -Istituzione della Giornata in memoria dei giusti riconosce il 6 marzo come giornata dedicata a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani. 

CHI SONO I GIUSTI? 

Un racconto della tradizione ebraica ne fotografa l’immagine e il modo di pensare: 

“ […] esistono sempre al mondo 36 Giusti, nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d’esserlo, ma quando il male sembra prevalere, escono allo scoperto e si prendono i destini del mondo sulle loro spalle. Questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo”. 

I Giusti salvano, accolgono, testimoniano ed esprimono la propria umanità nel soccorso a un altro essere umano, non sono né santi né eroi, ma “persone comuni che a un certo punto della loro vita, di fronte a ingiustizie e persecuzioni, sono stati capaci di andare con coraggio in soccorso dei sofferenti e di interrompere così, con un atto inaspettato nel loro spazio di responsabilità, la catena del male” (https://it.gariwo.net/giusti/)

I Giusti hanno la capacità e l’umiltà di tornare tranquillamente alla vita normale di tutti i giorni, senza raccontare nulla di quanto fatto, per un semplice motivo: ritengono d’aver compiuto solo il proprio dovere di uomini, nulla di più e nulla di meno. E chi compie il proprio dovere, non deve avere una ricompensa. 

Ricordiamo a tal proposito Giorgio Perlasca, Giusto tra le Nazioni, che rispondeva così a quanti gli chiedevano perché lo avesse fatto: “Ma lei, avendo la possibilità di fare qualcosa, cosa avrebbe fatto vedendo uomini, donne e bambini massacrati senza un motivo se non l’odio e la violenza?” (Giorgio Perlasca) 

E il nostro Pierantonio Costa: 

“Quello che ho fatto, non l’ho fatto cercando il martirio, non l’ho fatto cercando l’eroismo; ho fatto prima di tutto il mio dovere”(La storia di Pierantonio Costa, il console italiano che salvò le vittime del genocidio ruandese). 

Raccontare le loro storie è un modo per ricordare a ciascuno di noi che ci si può sempre mettere in gioco e intervenire in difesa di un diritto fondamentale; è un modo per ricordarci di essere UMANI, capaci con la nostra coscienza e la nostra capacità di giudizio di anticipare il corso degli avvenimenti. 

Questo l’invito di Giorgio Perlasca: 

“Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi, eventualmente, a violenze del genere”. 

Per questo li onoriamo nei Giardini dei Giusti, in occasione del 6 marzo.

Anche il nostro Istituto Comprensivo è legato dal 2022 al nome di un Giusto tra le nazioni: Pierantonio Costa. In occasione dell’inaugurazione della Cittadella agli studi, che porta il suo nome, è stato scelto per lui un albero dal grande valore simbolico: il melograno. Secondo la cultura ebraica, il Melograno è simbolo di onestà e correttezza, ma anche di fertilità, ricchezza e produttività. I circa 613 arilli di cui è composto il frutto (come le prescrizioni della Torah), che si tengono stretti e uniti dentro la buccia dura, rappresentano l’immagine di fratellanza e unità tra i popoli. 

Ogni mattina, chi accede alla Cittadella degli studi Pierantonio Costa passa davanti alla stele che porta il suo nome. Ma lo conosciamo davvero? 

Questa è l’occasione per ricordare la storia di un uomo straordinariamente normale, che anche nel pericolo non ha voluto soccombere alla “banalità del male”. 

BIOGRAFIA 

Pierantonio Costa, imprenditore di successo e diplomatico italiano in Ruanda, sesto di sette figli del montebellano Pietro Giuseppe, nacque il 7 maggio del 1939 a Mestre. Dopo aver studiato a Vicenza e a Verona, a soli quindici anni, raggiunse il padre emigrato nello Zaire. Nel 1960 a Bukavu, in Congo, durante la guerra, si prodigò con alcuni suoi fratelli per traghettare gruppi di profughi congolesi sull’altra sponda del lago Kivu. Allo scoppio della rivoluzione capeggiata da Pierre Mulele (1964), decise di trasferirsi nel vicino Ruanda. Da allora, fino al 1994 visse a Kigàli, dove si sposò con Mariann dalla quale ebbe tre figli: Olivier, Caroline e Matteo. Dal 1988 al 2003, l’Italia gli affidò la rappresentanza diplomatica. 

Dal 6 aprile al 21 luglio 1994 si compì in Ruanda il genocidio dei Tutsi e degli Hutu moderati. Il movente ideologico fondamentale fu l’odio razziale verso la minoranza tutsi, che aveva costituito l’élite sociale e culturale del Paese. In soli 100 giorni persero la vita circa un milione di persone, uccise soprattutto con armi, machete, asce, lance e mazze. Lo sterminio terminò con la vittoria militare del Fpr, Fronte patriottico ruandese, espressione della diaspora tutsi. 

Novello Schindler o Perlasca d’Africa, ben presto capì che non poteva rimanere indifferente di fronte alla tragedia che stava accadendo. In mezzo ai machete che spaccavano teste, agli stupri di massa, ai massacri indiscriminati perpetrati anche nelle chiese, Pierantonio Costa continuò a viaggiare tra Ruanda e il vicino Burundi, a compilare liste di persone da porre “sotto la protezione del Governo italiano”, a trattare con le autorità per ottenere complicatissimi permessi di uscita dal Paese, a pagare gli assassini che ai posti di blocco fermavano le sue macchine o pulmini con a bordo le persone da portare al sicuro, oltre confine. 

Vestito sempre allo stesso modo per essere riconoscibile: pantaloni scuri, camicia azzurra, giacca grigia. In tasca sempre la cifra giusta per contrattare gli scambi, nella borsa fogli con la carta intestata del consolato d’Italia, sul fuoristrada le bandiere italiane, Costa portò in salvo dapprima gli italiani e gli occidentali, poi si stabilì in Burundi, a casa del fratello, e da lì cominciò una serie incessante di viaggi attraverso il Rwanda per mettere in salvo il maggior

numero di persone possibile. Usò i privilegi di cui godeva: la rappresentanza diplomatica, la sua rete di conoscenze e il suo denaro per ottenere visti di uscita dal paese per tutti coloro che gli chiedevano aiuto. Costa agì di concerto con i rappresentanti della Croce Rossa e di svariate Ong. Alla fine del genocidio aveva perso gran parte dei suoi beni e salvato quasi 2000 persone, tra cui 375 bambini di un orfanotrofio della Croce Rossa. 

Inserito nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova nel 2008, l’anno successivo gli è stato dedicato un albero anche nel Giardino dei Giusti di Milano. 

Si spense in Germania il primo gennaio 2021. 

Ora riposa qui, nel cimitero di Montebello Vicentino. 

Per approfondire: 

  • Bibliografia: P. Costa, L. Scalettari, La lista del console. Cento giorni, un milione di morti, Paoline editoriale libri, 2004.
  • Concorso “Adotta un giusto”, promosso dall’Associazione Gariwo

A.S. 2022/2023 – 1° posto I.C. Montebello Vicentino Classi 2A, 2B, 2C – Giusto scelto: Pierantonio Costa

 

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