Dal testamento spirituale al giardino dei giusti di Milano:

“Ai genitori dirò: quello che insegnate ai vostri figli sarà utile a loro per poi scegliere. E ai giovani dirò:
trovate in voi stessi delle ragioni per agire, perché, che lo vogliate o meno, almeno una volta nella vostra vita dovrete agire”.

Pierantonio Costa, imprenditore di successo e diplomatico italiano in Ruanda, sesto di sette figli del montebellano Pietro Giuseppe, nacque il 7 maggio del 1939 a Mestre. Dopo aver studiato a Vicenza e a Verona, a soli quindici anni, raggiunse il padre emigrato nello Zaire.
Nel 1960 a Bukavu, in Congo, durante la guerra, si prodigò con alcuni suoi fratelli per traghettare gruppi di profughi congolesi sull’altra sponda del lago Kivu. Allo scoppio della rivoluzione capeggiata da Pierre Mulele (1964), decise di trasferirsi nel vicino Ruanda. Da allora, fino al 1994 visse a Kigàli, dove si sposò con Mariann dalla quale ebbe tre figli: Olivier, Caroline e Matteo. Dal 1988 al 2003, l’Italia gli affidò la rappresentanza diplomatica.
Dal 6 aprile al 21 luglio 1994 si compì in Ruanda il genocidio dei Tutsi e degli Hutu moderati. Il movente ideologico fondamentale fu l’odio razziale verso la minoranza tutsi, che aveva costituito l’élite sociale e culturale del Paese. In soli 100 giorni persero la vita circa un milione di persone, uccise soprattutto con armi, machete, asce, lance e mazze. Lo sterminio terminò con la vittoria militare del Fpr, Fronte patriottico ruandese, espressione della diaspora tutsi.
Novello Schindler o Perlasca d’Africa, ben presto capì che non poteva rimanere indifferente di fronte alla tragedia che stava accadendo. In mezzo ai machete che spaccavano teste, agli stupri di massa, ai massacri indiscriminati perpetrati anche nelle chiese, Pierantonio Costa continuò a viaggiare tra Ruanda e il vicino Burundi, a compilare liste di persone da porre “sotto la protezione del Governo italiano”, a trattare con le autorità per ottenere complicatissimi permessi di uscita dal Paese, a pagare gli assassini che ai posti di blocco fermavano le sue macchine o pulmini con a bordo le persone da portare al sicuro, oltre confine.
Vestito sempre allo stesso modo per essere riconoscibile: pantaloni scuri, camicia azzurra, giacca grigia. In tasca sempre la cifra giusta per contrattare gli scambi, nella borsa fogli con la carta intestata del consolato d’Italia, sul fuoristrada le bandiere italiane, Costa portò in salvo dapprima gli italiani e gli occidentali, poi si stabilì in Burundi, a casa del fratello, e da lì cominciò una serie incessante di viaggi attraverso il Rwanda per mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Usò i privilegi di cui godeva: la rappresentanza diplomatica, la sua rete di conoscenze e il suo denaro per ottenere visti di uscita dal paese per tutti coloro che gli chiedevano aiuto.
Costa agì di concerto con i rappresentanti della Croce Rossa e di svariate Ong. Alla fine del genocidio aveva perso gran parte dei suoi beni e salvato quasi 2000 persone, tra cui 375 bambini di un orfanotrofio della Croce Rossa.
Nel maggio del 1994 venne nominato Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e ricette anche la Medaglia d’Oro al Valore Civile con la seguente motivazione: «Console onorario in Ruanda, incurante dei rischi per la propria incolumità, si prodigava coraggiosamente per ricercare e porre in salvo i connazionali minacciati dalla violenza delle opposte fazioni. Con sprezzo del pericolo, nella infida situazione ambientale, non esitava a esporsi alla reazione dei belligeranti per proteggere la comunità italiana e favorirne l'evacuazione. Nobile esempio di grande altruismo e altissimo spirito di sacrificio. Ruanda, aprile 1994.»
Inserito nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova nel 2008, l’anno successivo gli è stato dedicato un albero anche nel Giardino dei Giusti di Milano.
Si spense in Germania il primo gennaio 2021. Ora riposa qui, nel cimitero di Montebello Vicentino.

SITOGRAFIA:
https://www.padovanet.it/informazione/pierantonio-costa 
https://www.acli.it/memoria-di-pierantonio-costa-un-giusto/ 
https://it.gariwo.net/giusti/genocidio-ruanda/pierantonio-costa-2409.html 
https://www.giorgioperlasca.it/pierantonio-costa/ 
https://it.gariwo.net/educazione/approfondimenti/genocidio-ruanda-3498.html 

BIBLIOGRAFIA
P. Costa, L. Scalettari, La lista del console. Ruanda: cento giorni un milione di morti, Ed. Paoline,
Milano, 2004.